In seguito ad un articolo di Sergio Romano sul Corriere della Sera ho scritto la seguente lettera al giornalista ed alla testata:
Egr. Sergio Romano,
Ho letto con interesse la sua risposta sul Corriere della Sera di martedì 25 novembre al lettore che le chiedeva un parere sul socialismo di Brunetta e la storia di Forza Italia, concordo con lei su gran parte dell’ articolo ma non ho ben compreso qual è la sua concezione di liberalismo. Lei chiede al lettore che cosa intenda per “liberale” ma in seguito non ne dà una definizione ma si limita ad indicare che il termine è stato usato per coprire la xenofobia di Haider, i digiuni di Pannella, la politica economica della Thatcher etc. Giovanni Sartori, a proposito di liberalismo, dice: “[...] un liberale americano non sarebbe chiamato liberale in nessun paese europeo; lo chiameremmo un radicale di sinistra. Viceversa, un liberale italiano negli Stati Uniti sarebbe definito un conservatore.” Ora è sottointeso che lei con “i digiuni di Pannella” intenda dire che il Partito Radicale non sia un movimento liberale o che i digiuni non siano una pratica liberale. Sig. Romano non è forse liberale un partito nato dalla sinistra del vecchio PLI che si è sempre battuto per le libertà individuali e civili, lo stato di diritto,la laicità dello stato ed il liberalismo economico? Non sono forse liberali i metodi di lotta nonviolenta di Marco Pannella, che in quanto tali non danneggiano in alcun modo il prossimo?
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